Gomorra is burning?
In principio era Parigi che bruciava in un polpettone franco-americano sulla liberazione della francia dagli occupanti tedeschi.
Più recentemente, nell’era del tormentone a tutto spiano, è Milano che brucia in un pezzo “creato” da tale Frangetta (in realtà un “comitato” di blogger meneghini), costituito da un tunz-patunz di sottofondo e da un sintetizzatore vocale che enumera una serie di luoghi comune sulla vita trendy e cool della Milano da bere (“Milano is burning”)…
Idea carina, pezzo grezzo (forse ad arte): è tormentone
Come si sa, basta una scintilla per appiccare un incendio. Ed ecco che il fuoco da Milano si espande in tutta italia. Ogni centro abitato, piccolo o grande, “is burning”. Nemmeno Gayland si salva con il suo rosario di domande da chat (addirittura suonato nella processione del gaypride milanese).
Ecco che il fuoco arriva alle porte di Napoli.
Qui tutto cambia. Infatti nell’incendio napoletano (anche qui ad opera di un gruppo di blogger) c’è poco di trendy e di cool. La sottile ironia delle altre versioni fa spazio all’acido puro.
I luoghi comuni son quelli che escono dalla bocca dei personaggi ben raccontati in “Gomorra” di Saviano. Qualcuno si diverte lo stesso, qualcun’altro si scandalizza. Qualcun sottolinea che Napoli non è quella, qualcuno risponde che Napoli non è più pizza e mandolino…
Io capisco bene solo una cosa. Che i napoletani, nella loro veracità, sono cattivi curatori della propria immagine ed i primi esportatori della loro cattiva fama.
Cattiva fama di cui, sottolineamolo, non sono gli unici “portatori sani” (in Italia e nel mondo sono in ottima compagnia perchè, si sa, tutto il mondo è paese) ma di cui pare siano anche fieri difensori come di una tradizione. Di contrappunto c’è chi si indigna se qualcuno lo mette scritto sui manifesti attachinati ai muri della città.
Eppure non credo che Napoli (come suggeriscono i suddeti blogger partenopei) sia l’unica città che veramente stia bruciando. Forse è vero che quando brucia la munnezza si sente anche la puzza…